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Camillo Sbarbaro (Santa Margherita Ligure 12.1.1888 - Savona 31.10.1967)
Poeta e prosatore. Lavorò in un'industria di Genova, partecipò alla prima guerra mondiale e, dopo essersi dedicato all'insegnamento, si ritirò a Spotorno per scrivere poesie e occuparsi dei licheni, di cui fu studioso di fama internazionale.
Resine (1911) segna l'esordio poetico. Collaboratore di La Voce e Lacerba, su cui pubblicò i primi versi, è una delle personalità più interessanti della cosiddetta 'scuola ligure', che riprese la poetica vociana del frammento e anticipò molti aspetti dell'ermetismo. I suoi scritti in prosa sono un correlativo della produzione in versi, a partire da Trucioli (1914-1918) (1920) e da Fuochi fatui (1956) fino a Scampoli (1960) e Cartoline in franchigia (1966).
Come la poesia, la prosa evoca l'estraneità del poeta dal mondo, disegnata con un linguaggio asciutto e con immagini sempre memori della sua Liguria, scabra e bruciata, di cui si ricorderà Eugenio Montale. Tra le sue altre opere in versi ricordiamo: Pianissimo (1914); Rimanenze (1955); Primizie (1958). Fu anche apprezzato traduttore dal greco, dall'inglese e dal francese.


a barát olyasvalaki, aki mellett akár csendben is maradhatsz
az élet olyan, mint a villamos: amikor végre leülhetsz, jön a végállomás
csak az a drága, amiért nem fizetünk